Chiudiamo la stanzetta

Qando vivevo in Italia mi annoiavo molto, e il massimo del divertimento per me era comprare libri in inglese su amazon e raccontarveli sul blog. Adesso che vivo in Inghilterra tante delle cose che sognavo e desideravo le ho a portata di passeggiata o di autobus. Non sto dicendo che qui è più bello che in Italia, ma solo che ci sono tante biblioteche e che funzionano benissimo. Parte del mio tempo libero lo passo lì e non me ne rimane per il blog! Un abbraccio a tutti voi mie cari visitatori

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“The Nanny Goat’s Kid” di J. Willis con illustrazioni di Tony Ross

Una capretta che desiderava tanto dei figli, non potendene avere decide di adottare un cucciolo di…tigre.

…she adopted one. “I don’t care what it is as long as it’s healthy, “ she smiled. She didn’t smile for long though. […] He was noisier than any of her sisters’ kids. Nobody got a wink of sleep.

Ho riso tanto leggendo questo racconto che sembra essere pensato apposta per rincuorare le mamme alle prime armi e mettere in ridicolo tutto lo stuolo delle dispensatrici di consigli non richiesti (e ahimé in quest’ultima categoria mi ci son trovata pure io qualche volta!)

“He’s hungry” said her sister. “Give him some grass. Kids love grass”. But the Nanny Goat’s Kid wasn’t like the others. He spat the grass out. […] “She can’t even feed him properly”, whispered her sisters. “What a bad mother she is!” […] “She spoils that kid”

The Nanny Goat's Kid 1

The Nanny Goat’s Kid 1

The Nanny Goat's Kid 2

The Nanny Goat’s Kid 2

Un mazzetto di libricini per i piccolissimi

La mia Piccola lettrice ultimamente ama portarsi dalla biblioteca libri pesanti, con pagine spesse, poche parole (“così me li posso leggere da sola senza disturbarti”) e con illustrazioni deliziose pensate per catturare l’attenzione dei bimbi 0-2 anni. Ve li elenco in ordine di preferenza, mia:

  1. “Baby faces!”, sono foto di gioccattoli dietro ai quali si nascondono facce di bambini che mostrano diverse emozioni.
  2. My Day: Playtime – with a mirror to look in!”, mi piace per le frasi in rima che si possono mimare : “Babies love to play with rattles, pots and pans, bam-bam-bam!”
  3. “The very hungry caterpillar’s Christmas 123”, lo so, siamo a maggio, quasi giugno, ma mia figlia ha una naturale attrazione per le illustrazioni di Eric Carle, anche quando si tratta di un semplice counting book
  4. Night Night Spot!, Spot dice buona notte a tutti i componenti della sua famiglia. E io non ci posso credere che Eric Hill lo abbia scritto da vivo, ma al momento non ho tempo di investigare.

Fuori concorso: “Best Lowly Worm Book Ever”, più grande dei precendenti e non cartonato, non contiene storie, ma se siete dei collezionisti di Richard Scarry lo apprezzerete molto visto che è pubblicizzato come “Newly discovered! Never before published!”

Leggiamo i libri degli altri

Non ce la faccio proprio ad abbandonare definitivamente questo blog stanzetta, nonostante non riesca mai a trovare il tempo per scrivervi dei tanti e bellissimi libri che stiamo leggendo.  Ma è vero anche che mi piace sempre meno stare di fronte al computer, tanto più che il mio ha bisogno di un’accurata pulizia interna visto quanto è lento ultimamente.

Sono in Inghilterra e i libri non ci mancano, li troviamo ovunque e a prezzi che non sono prezzi ma mere donazioni. Come sapete l’Inghilterra, perlomeno in certe città, pullula di “charity shop”  dove si possono acquistare libri bellissimi anche per soli 30 centisimi.

E poi ci sono le biblioteche. A volte sono bruttine, un po’ vuote, ma in compenso il personale è gentilissimo e il servizio di prestito interbibliotecario funziona benessimo.

Per appassionarci alla lettura in fondo non abbiamo bisogno di lussuose librerie, ma di un facile e quindi economico accesso ai libri.

A presto!

“Who wants to be a Poodle, I don’t” di Lauren Child

Poodle_Lauren Child 5Leggendo “Who wants to be a Poodle, I don’t”  ho avuto la sensazione che Lauren Child (sì, sì, quella lì di Charlie and Lola) stesse parlano proprio a me, oltre che a tutte le mamme con la tendenza, seppure episodica, ad essere iperprotettive e soffocanti nei confronti dei loro figli.

Il protagonista di questa storia è un barboncino che vive in una lussuosa abitazione, circondato dalle cure ossessive della sua elegantissima padrona Verity Brulée.

A mademoisselle Verity Brulée sfugge però il reale tormento del barboncino, il quale è ossessionato da un unico pensiero: togliersi di dosso quell’odiosa etichetta di “poodle” e dare sfogo alla sua natura di cane coraggioso e pasticcione.

Il salvataggio di un chihuahua, altrimenti destinato a morte sicura, permetterà al “poodle” di iniziare una nuova vita di cane ricca di soddisfazioni.

Una storia che amo perché, come anche in altri lavori di Lauren Child, intende dare una lezione agli adulti e non ai bambini, in questo caso rappresentati egregiamente dal barboncino “poodle”.

Le illustrazioni-collage e “pasticciate” della Child sono come al solito incantevoli.

“POODLE,” definizione da thefreedictionary.com
1.  (Breeds) a breed of dog, with varieties of different sizes, having curly hair, which is often clipped from ribs to tail for showing: originally bred to hunt waterfowl

2. a person who is servile; lackey

[from German Pudel, short for Pudelhund, from pudeln to splash + Hund dog; the dogs were formerly trained as water dogs; see puddle, hound1]


A Child’s First ABC:un libro di Alison Jay


abc_alison jay (3)“A Child’s First ABC” di Alison Jay l’ho comprato qualche anno fa perché colpita dalla recensione estremamente positiva di una blogger americana, ma poi non mi sono curata molto di comprenderlo e per lungo tempo l’ho considerato soltanto un ABC con immagini meravigliose. Fin quando ho scoperto che…

 

abc_alison jay (2)“O si for owl”. Ma non solo, visto che quella “owl” è seduta su un “oak tree” e lo si capisce dalle ghiande. Passiamo alla lettera successiva: “P is for Panda”. Ma è anche la P di “pumpkin, pear, pie, pepper” tutti cibi che il Panda si appresta a gustare durante il suo picnic (ah, ecco un’altra P).

Un momento, ma il Panda è presente anche nella pagina dedicata alla Owl: è nella foto che la donna mostra alla civetta. Mentre vicino al Panda è presente il “Quilt” che sarà il protagonista della pagina successiva, quella della Q. E che dire di quella donna e di quell’uomo? Sono i protagonisti di una storia d’amore lunga quanto un alfabeto :).

abc_alison jayI più grandi troveranno divertente scrutare le illustrazioni alla ricerca di indizi sulla storia d’amore e sulle lettere dell’alfabeto, mentre i bambini più piccoli godranno della bellezza e della ricchezza delle immagini.

Nota: Bartek dal mese di maggio insegna inglese in un asilo nido, e mi ha riferito che i bimbi adorano osservare le illustrazioni di questo libro

 

 

 

 

 

L’inglese dei genitori

reading_to_babyDi tanto in tanto qualcuno mi chiede consigli su come insegnare l’inglese ai propri bambini (di solito in età prescolare) e allora io, vanitosa come sono, rispondo e inizio a suggerire libri, cartoni animati ecc. pur sapendo che non dovrei farlo in quanto non mi compete e che per poter dare consigli dovrei passare un po’ di giorni presso quella famiglia, proprio come fanno a Sos Tata.

Ma la cosa più importante, e che forse non sottolineo abbastanza, è che io non ho mai voluto insegnare inglese a mia figlia. Il fatto che lei sia diventata bilingue è stata una conseguenza naturale dell’interesse personale che io e il suo papà abbiamo verso la lingua inglese.

I libri illustrati ho iniziato a comprarli per me, per trovare un materiale piacevole che mi aiutasse ad appropriarmi della bellezza della lingua inglese, una lingua che sino ad allora mi pareva la più brutta di tutte. L’unico modo per amarla, ho pensato, potrebbe essere quello di iniziarla a conoscere attraverso la letteratura per l’infanzia, visto che di solito quello che è destinato ai bambini è sempre dolce e invitante :).

Ma perché vi annoio con tutto questo? Ah, ecco, era per dirvi che secondo me non ha senso preoccuparsi dell’inglese dei propri figli se non ci si cura prima del proprio. E che sempre secondo me, i successi che otterrete con i vostri bimbi in questo ambito sono direttamente proporzionati al vostro livello di conoscenza dell’inglese e al tempo che passate con loro. Non si sfugge.

Se fossi andata avanti da sola, senza quindi che Bartek fosse intervenuto con il suo eccellente inglese, nostra figlia certamente non parlerebbe questa lingua come la parla oggi, anzi, non la parlerebbe affatto, ma questo per me non avrebbe di certo costituito un dramma o una sorpresa.

E c’è ancora una faccenda che mi sta molto a cuore.

reading_comprehensionSi legge spesso sui giornali del livello di conoscenza della lingua inglese dei ragazzi italiani, che è a quanto pare disastroso rispetto a quello dei coetanei europei (non sempre si specifica di quale nazione ).

Adesso, pensate agli adolescenti italiani di vostra conoscenza. Fatto? Ora pensate ai loro genitori. A parte rompere e ripetere di continuo che l’inglese è importante, cosa altro fanno questi genitori per far comprendere in modo pratico l’importanza dell’inglese ai loro ragazzi? Quanti di questi genitori riescono a dare il buon esempio mettendosi a studiare questa lingua o rinunciando a un po’ di televisione italiana?

Certo, c’è chi manda i figli alla scuola internazionale, all’estero o a fare un corso di inglese privatamente, ma in questo blog mi piace discutere dei metodi di apprendimento più economici, quelli che come investimento richiedono il nostro tempo.